Grazie a un dispositivo trasversale, navigando tra sociologia, antropologia, psicologia, semiotica, design grafico (etc.), 14 studenti, guidati e coordinati da G. Santoro, hanno partecipato a un’indagine / laboratorio con l’obiettivo di analizzare uno specifico contesto, quello della loro Accademia, evidenziarne criticità e agire in ottica migliorativa.

Crasi d’Identità è un esperimento di participatory design, progettazione partecipativa, conosciuta anche come cooperative design, progettazione cooperativa, o co-design: un approccio progettuale che tenta di coinvolgere attivamente i portatori di interesse (in questo caso chi abita e vive l’accademia) per far sì che si possa incontrare i loro bisogni, le loro aspirazioni, necessità, visioni.

Per l'Academy

Sviluppo di una rinnovata e duratura identità che non sia il frutto di temporanee mode/tendenze o peggio di scelte del tutto arbitrarie e convenzionali.

Generazione di un case study d’eccellenza che avvalori la qualità dell’insegnamento in quest’accademia, l’interdisciplinarità e la capacità di essere fautrice di un collegamento solido tra il mondo dell’istruzione e la realtà lavorativa professionale.

Costruzione di basi concrete sulle quali incentrare l’intera comunicazione e le future iniziative.

Valutazione dello stato di salute dell’istituto e analisi del percepito.

Costituzione di un gruppo di lavoro e di ricerca.

Per i partecipanti del Project Work

Sviluppo della creatività, del pensiero computazionale e altre capacità fondamentali per il proprio futuro, attraverso il “creative learning method”*.
Non solo Hard Skills ma anche Soft Skills.

Ricerca e sviluppo della propria autenticità.
Responsabilizzazione**.

Aver appreso una nuova modalità per lavorare in team eterogenei su più livelli, con costanza, su un caso concreto, non simulato, attraverso un’esperienza formativa e professionale più completa.

* Rispetto alle classiche lezioni frontali, grazie al cosiddetto “learning by doing” (imparare facendo), il flusso di informazioni sarà bidirezionale e le stesse verranno rielaborate attraverso ricerca continua, pratiche laboratoriali e percorsi eterogenei e interattivi.

**È evidente come i voti non educhino all’auto responsabilizzazione ma abituino a studiare in funzione di essi e quindi spesso non per il proprio accrescimento o per comprendere il senso più profondo della cultura (che è quello di migliorare la propria e l’altrui vita) diventandone artefici.

Al fine di un quasi costante brainstorming è stato adottato il dispositivo dei WorkTable: “tavoli da lavoro” ibridi ed eterogenei (per età, bagaglio culturale, etc.), fortemente partecipativi, nei quali i materiali di ricerca si mescolano in una tensione costante tra gli archivi culturali e l’attualità, e tra l’universalità  delle domande e lo specifico dei saperi, linguaggi e territori in cui essi si radicano, s’incarnano.

I problemi sono sempre in qualche modo trasversali e per questo è bene avvicinarsi a essi moltiplicando i punti di vista.
Dietro ogni worktable c’è una ricerca di tipo “rizomatico”: abbattuti gli steccati disciplinari e sospese le gerarchie tra cultura alta e cultura bassa, il tavolo si riempie di materiali eterogenei che possono dare luogo a una serie di montaggi diversi.
Tali montaggi danno modo di delineare i “segmenti” del rizoma stesso e dalla loro articolazione nasce inevitabilmente un particolare percorso critico.

L’incremento del proprio capitale di “conoscenze” avviene grazie allo scambio orizzontale tra i partecipanti.

UN ESPERIMENTO IN DUE FASI

1.

La prima parte del project work ha avuto un carattere più teorico, funzionale a una approfondita analisi della tematica dell’identità (in ampi termini) e del contesto accademico.
I primi sei incontri, che hanno avuto luogo grazie alla partecipazione attiva di cinque diversi professionisti in qualità di relatori/animatori culturali, sono stati utili anche a un processo non solo di ricerca ma anche anche d’introspezione e auto-analisi da parte degli stessi partecipanti.

2.

Seconda fase, quella più operativa. Dopo un importante e significativo incontro/brief con i dirigenti IDEAcademy, si è svolto un intenso brainstorming condotto attraverso la metodologia di lavoro Open Space Technology (OST), uno strumento che ha consentito di affrontare il processo di cambiamento e di confrontarsi su questioni complesse, in assenza di una soluzione univoca, facendo leva sulla voglia delle persone di fare le cose e sulla loro disponibilità a prendersi delle responsabilità.
Passione, interesse e responsabilità sono gli elementi fondamentali su cui questa metodologia si fonda.

ricerca e azione identità partecipatory design

Idéa e êidos: in greco significavano innanzitutto l’aspetto, la forma esteriore (derivando dalla radice indoeuropea ricostruita ueid-, vedere), ma denotarono poi anche la forma interiore, la sostanza, l’essenza delle cose: l’essere.
Chaos e Armonia: è nel chaos (inconscio) che si muovono le idee (forme primordiali); grazie al controllo dell’intelletto si riesce a trovare nuova forma.
Le forme geometriche: insiemi continui di punti e di relazioni tra essi.
Accademia come insieme di punti e forme, diverse e irregolari come le persone, che entrano in relazione tra loro.
Accademia come strumento atto a far emergere creatività da ognuno (accademia per tutti) e come attivatore (anche, a volte, partendo da zero).
Energia, elettricità.
Equilibrio e relazione. Equilibrio in relazione.
Armonia ed estetica, design e funzione. Luoghi, spazi e condivisione.

Ma perché un marchio riesce a dare un’idea positiva mentre un altro allontana il potenziale interlocutore? Perché alcuni logo catturano maggiormente l’attenzione e rimangono impressi a lungo mentre altri invece si perdono nel dimenticatoio?

Dietro a elementi apparentemente immediati si nascondono meccanismi collegati alla psicologia umana. (psicologia dei colori, cultura, inferenza cognitiva, dimensione affettiva etc.)

FAR LUCE NEL CAOS
RENDERE VISIBILI STRADE E PERCORSI
ATTIVARE CONOSCENZE
DARE ENERGIA
ACCENDERE I TALENTI

Per amplificare la visibilità e la riconoscibilità dell'accademia, per farlo in maniera coordinata e coerente, si è scelto di concentrarsi quindi non solo sulla progettazione del nuovo marchio ma anche sulla progettazione di un linguaggio che possa diventare un “sistema”, affinchè gli atti di comunicazione siano coerenti, integrati tra loro e rispetto agli altri processi gestionali strategici.