Si può sperimentare un modo di condividere cultura? Un modo che sia diverso sia dalla trasmissione accademica del sapere sia dallo spettacolo come semplice entertainment?

I Worktable sono tavoli “orali” sui quali confluiscono e si mescolano senza soluzione di continuità film, saggi, romanzi, fumetti, pubblicità ecc., coinvolgendo i partecipanti in un “gioco della cultura” finalizzato alla creazione di comunità temporanee di riflessione, dialogo e ricerca. L’accostamento di questi materiali eterogenei, considerati come semplici “documenti”, abbatte gli steccati disciplinari e sospende le gerarchie tra sapere accademico e cultura popolare, valorizzando le esperienze personali dei partecipanti. il montaggio di questi frammenti disparati crea sbalzi di tensione e produce continui shock che accendono il pensiero nutrendo l’atteggiamento critico e creativo.

Drag ME

Immersi in un ambiente multimediale, i partecipanti accolgono l’emergenza di domande e riflessioni grazie all’intervallo che si apre nel gioco costante tra immagini e parole: questa dimensione interstiziale fa “girare a vuoto” il pensiero, sospende le evidenze e permette di riscoprire la realtà attraverso una produzione inedita di “senso”.

I Worktable sono un dispositivo flessibile e modulabile secondo le esigenze. Possono assumere l’aspetto di un seminario o di un workshop, quando il gruppo è ristretto e regolare, oppure di una conferenza, quando la platea è più ampia e puntuale. Possono essere proposti nell’ambito di percorsi formativi (scuole, associazioni culturali, enti, servizi sanitari ecc.) o di eventi culturali (festival, rassegne ecc.). Possono svolgersi in spazi raccolti oppure in luoghi pubblici (mediateche, cinema, teatri ecc.). Dal punto di vista dei contenuti, i Worktable attingono a una cassetta degli attrezzi molto ampia, giacché tendono a collegare trasversalmente ambiti e linguaggi diversi. Le proposte nascono sempre dall’interazione con i committenti, i quali possono essere direttamente coinvolti, sia a monte sia durante il processo realizzativo.

ABICÌ CULTURALI
Pensiamo ai Crazy Wall, i muri dei film polizieschi sui quali i detective sviluppano le loro indagini. Su tali superfici si accumulano mappe, piantine, schemi, foto di luoghi e di persone, post-it, articoli di giornale. Il detective aggiunge di continuo strati significanti, evidenziando, scrivendo, marcando con il pennarello, stabilendo connessioni con l’aiuto di fili colorati. Attaccati al muro solo per comodità, questi ecosistemi non offrono una rappresentazione della realtà, non sono una finestra aperta sul mondo, ma costituiscono piuttosto il “tavolo operatorio” sul quale la macchina di ricerca si muove come un branco di segugi nella boscaglia.
Questi tavoli s’inseriscono in quell’abicì della cultura (cfr. Bertolt Brecht, L’abicì della guerra) cui oggi forse siamo chiamati e che potremmo provare a condividere costruendo nuovi mosaici, costellazioni, arcipelaghi.

I Worktable funzionano come “abbecedari” da costrutire e sperimentare insieme.

In particolare, gli abbecedari culturali possono essere ricondotti a quel particolare dispositivo che è il palinsesto (dal lat. palimpsestus, gr. παλίμψηστος “raschiato di nuovo”): manoscritto antico, su papiro o più frequentemente su pergamena, il cui testo originario è stato cancellato mediante lavaggio e raschiatura e sostituito con altro disposto nello stesso senso (in genere nelle interlinee del primo) o in senso trasversale al primo. Ogni sperimentazione, ogni tavolo da lavoro culturale deve provare a riempirsi di simili pergamene (critiche, storiche, sociologiche ecc.) le quali però non esistono “in natura”, non sono “date”, non si trovano “semplicemente” in qualche archivio polveroso o in qualche mente illuminata. I palinsesti vanno (ri)scoperti o (re)inventati insieme, ed è questa una delle basi e dei significati dell’abicì culturale.
Viviamo oggigiorno in un minestrone nel quale – grazie ai frullatori mediatici industriali di cui siamo al tempo stesso i produttori e i consumatori – l’eterogeneo è costantemente trasformato in omogeneo. Si tratta quindi di assemblare e far funzionare dei contro-frullatori: per smontare e rimontare in modo diverso il paesaggio in cui siamo immersi; per ottenere l’eterogeneo dall’omogeneo; per costruire nuove mappe sinaptiche grazie alle quali poter incontrare il mondo, noi stessi e gli altri.

Tavoli ibridi che esaltano l’eterogeneità cercando di elettrizzare il pensiero.

Worktable propone dei “tavoli da lavoro” partecipativi, nei quali i materiali della ricerca “colta” si mescolano con i materiali dell’universo “pop” – in una tensione costante tra gli archivi culturali e l’attualità, e tra l’universalità delle domande e lo specifico dei saperi, linguaggi e territori in cui esse si radicano, s’incarnano. Non si partecipa a questi tavoli per aumentare il proprio capitale di “conoscenze”: un allargamento in tal senso avviene comunque, senza d’altronde essere delegato a chi anima i tavoli, ma piuttosto grazie allo scambio orizzontale tra i partecipanti. Si tratta, tuttavia, di un effetto collaterale.

L’obiettivo principale è condividere ogni volta delle esperienze critiche e cognitive.

STILE DI LAVORO: PRINCIPALI ASPETTI, METODO, FINALITÀ
1.

Eterogenei e organizzati attraverso dispositivi multimediali

Il riferimento a un libro si concatenerà con la proiezione di un film, l’illustrazione di un concetto si concatenerà con un’immagine della storia dell’arte o della pubblicità, ecc. Eterogenei anche dal punto di vista di chi ci lavora: non solo perché saranno rivolti a pubblici diversi, ma anche perché si proverà a fare in modo che, intorno a ogni tavolo, si siedano e lavorino persone diverse (per età, bagaglio culturale, professionale ecc.).

2.

Performativi

Per diverse ragioni e a vari livelli: perché la cultura che s’intende condividere è considerata come una riflessione sulle pratiche che formano il tessuto della vita quotidiana; perché sono essi stessi delle “performance collettive”; perché ogni tavolo prevedrà dei momenti di elaborazione pratica (laboratori).

3.

Spazio di sperimentazione

Un laboratorio culturale aperto e condiviso.

L’obiettivo è di costituire nel tempo una “comunità di ricerca” a geometria variabile”.

UN PROCESSO COORDINATO
Pierangelo Di Vittorio
Filosofo, scrittore, animatore culturale

Dopo la Laurea in filosofia ha svolto servizio civile presso il Dipartimento di salute mentale di Trieste e ha lavorato come educatore nel settore riabilitazione, prima di proseguire a Strasburgo per proseguire i suoi studi di filosofia.
Dottore di ricerca in filosofia delle Università di Strasburgo e di Lecce, ha svolto attività di ricerca e insegnato “Lessico filosofico francese” presso l’Università di Bari; ha ottenuto un post-dottorato presso l’Università di Bordeaux (con una ricerca intitolata “Les critiques et les propositions alternatives au DSM en Europe latine”, nell’ambito del progetto finanziato dalla regione Aquitania “Construction des catégories de la santé mentale”). Ha ricevuto l’abilitazione di maître de conférences in Francia (filosofia e storia delle scienze) e di professore associato in Italia (filosofia morale).

Autore di numerose pubblicazioni, in Italia e all’estero, tra cui i volumi: Foucault e Basaglia, l’incontro tra genealogie e movimenti di base (Verona 1999); con M. Colucci, Franco Basaglia (Milano 2001); con A. Manna, E. Mastropierro, A. Russo, L’uniforme e l’anima: indagine sul vecchio e nuovo fascismo. Letture di: Bataille, Littell e Theweleit, Jackson, Pasolini, Foucault, Deleuze e Guattari, Agamben, Eco, Ballard (Bari 2009); con A. Manna e G. Palumbo, Bazar elettrico. Bataille, Warburg, Benjamin at Work (Potenza 2017); il saggio grafico Kerouac Mon Amour, con disegni di V. Bizzarri (Parigi 2018).

È stato tra i curatori dei volumi collettivi Globalizzazione e diritti futuri (Roma 2004); Lessico di biopolitica (Roma 2006, tradotto in francese) e Prove di “spiritualità politica” (numero monografico di “aut aut”, Milano 2017).

Co-fondatore di Action30, collettivo di ricercatori e artisti che dal 2005 sperimenta forme ibride di condivisione della cultura, attraverso produzioni editoriali, mostre, cortometraggi, performance, spettacoli e varie situazioni “didattiche”.

Consigliere pedagogico e formatore presso l’agenzia di formazione in psichiatria e salute mentale SOFOR (Sud-Ouest Formation Recherche) di Bordeaux, realizza in Italia e all’estero progetti legati alla salute mentale, con particolare attenzione al mondo della scuola: Formarsi insieme (2011-2012); Corrono Volano Nuotano Strisciano. Indagine conoscitiva sui ragazzi di Martina Franca (2015-2017); Murs, frontières (dal 2018).

Fa parte della redazione delle riviste “aut aut” e “Multitudes”.